NP-bioTech è un’azione di prevenzione

Nell’ambito della transizione verso il modello di economia circolare, la gerarchia delle azioni per una corretta gestione dei rifiuti mette al primo posto delle priorità la prevenzione. Seguono la preparazione per il ri-uso, quindi il riciclaggio. Infine, vi sono tutte quelle azioni riconducibili al recupero di materia meno nobile, per poi chiudere, in fondo alla scala delle priorità, con l’incenerimento (recupero energetico) e la messa in dimora in discarica (chiusura della piramide).

Per introdurre un po’ di chiarezza sull’implementazione autentica di modello circolare, qui si vogliono affrontare 3 concetti:

  1. il significato dell’impiego della tecnologia ARCoPro (Advanced Rapid Composting Processing) NP-bioTech
  2. il ruolo del riciclo chimico (waste2chemical)
  3. la priorità, secondo il modello di economia circolare, tra incenerimento e discarica

I processi ARCoPro, come la NP-bioTech si prestano ad applicazioni nei luoghi dove la biomassa è prodotta. Per cui quando trasformiamo uno scarto agroalimentare o un fango di depurazione a valle del processo di trasformazione, senza che la biomassa lasci il sito di produzione, questi non entrano mai nel regime normativo dei rifiuti; sono bensì sottoprodotti inevitabili, valorizzati in-situ e trasformati in biofertilizzante. Nella fattispecie non si tratta di operazione di riciclo (manca il rifiuto), piuttosto si tratta di operazione di prevenzione della produzione di rifiuti, ovvero una produzione di rifiuti evitata e una produzione di biofertilizzante innovativo inaspettata.

Il riciclo chimico è apparso alle cronache di questi mesi da quando una società italiana propone l’impiego di una tecnologia integrata composta da gassificazione spinta (1600-2000°C) e di sintesi biocatalitica del syngas per formare biometanolo, un intermedio chimico alla base di moltissimi prodotti chimici, dai biocarburanti ai polimeri, dai farmaci ai fertilizzanti, etc. La carica, fonte di carbonio, è rappresentata principalmente da CSS (combustibile solido secondario), ottenuto dal trattamento meccanico-biologico della raccolta indifferenziata, e da Plasmix, una miscela eterogenea di materiali polimerici, derivante dai processi di riciclo delle plastiche. Questo tipo di riciclo, contrariamente a quello convenzionale, dove il materiale è sottoposto a processi industriali da cui si ottengono prodotti comunque con proprietà tecnologiche inferiori a quelli di partenza, consente di ottenere un prodotto molto più pregiato, chimicamente e tecnologicamente, rispetto a quello di partenza. Quindi il riciclo chimico è da anteporre al riciclo convenzionale nella gerarchia dei rifiuti.

Infine, s’impone il tema se l’incenerimento è da preferire alla discarica, nella gerarchia dei rifiuti, secondo il modello di economia circolare. Tenendo conto che l’incenerimento, seppur con recupero di energia, disgrega irrimediabilmente la materia organica sottraendola a qualsiasi ipotesi di riciclo, termo-meccanico o chimico. Mentre la discarica, soprattutto se rispettosa delle recenti direttive europee, lascia inalterata la materia organica biostabilizzata, consentendo in futuro un ipotetico reimpiego in processi come materia prima, come per esempio il riciclo chimico. Quindi sotto il profilo di circolarità certamente la discarica è preferibile all’incenerimento.

Sempre tenendo conto delle recenti direttive in materia di discarica, anche sotto il profilo ambientale le discariche risultano preferibili all’incenerimento, in quanto meno inquinanti. Infatti, una discarica contenente solo materiale inerte e biostabilizzato non dovrebbe produrre quantità significative di percolato e neppure di biogas. Mentre, anche i moderni inceneritori non sono in grado di risolvere il problema delle emissioni di polveri ultrafini (non normate dalle leggi ambientali, perché questo inquinante è impossibile da abbattere e da monitorare) e la produzione inevitabile di rifiuti pericolosi (fanghi, ceneri e polveri).

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